La replica dell’Ambasciatore Polacco al commento “La Polonia e il peso della storia” di Sergio Romano - Nasz Swiat
26
Cz, maj

Włochy

Breve replica  dell’Ambasciatore Tomasz Orłowski  al commento di Sergio Romano pubblicato il 27 ottobre sul Corriere della Sera in prima pagina con il titolo “La Polonia e il peso della storia”.


Breve replica dell’Ambasciatore Tomasz Orłowski  al commento di Sergio Romano pubblicato il 27 ottobre sul Corriere della Sera in prima pagina con il titolo “La Polonia e il peso della storia”.

1. Leggendo Sergio Romano ho la curiosa impressione che egli conosca la Polonia meglio di me. Non so da dove vengono le sue certezze che io, polacco, non condivido. Scrivere che il mio paese ha tentazioni espansioniste (“dopo la fine della Guerra fredda, ha quasi sempre ceduto alla tentazione di mirare alla riconquista del potere perduto nelle regioni […] che appartenevano alla sua area d’influenza”) è proprio falso e non giustificato. Da diplomatico, non mi permetterei mai di giudicare un altro popolo senza conoscerlo a fondo, rischiando di indurre in errore i lettori del maggiore quotidiano d’Italia.


2. Il brillantissimo passaggio sull’Ungheria merita una correzione. Il signor Romano ha evidentemente confuso due trattati. A Saint Germain è stato firmato il trattato con l’Austria. Il trattato di pace tra potenze alleate e associate con l’Ungheria è invece quello di Trianon. Con il passare del tempo la memoria, a volte, gioca brutti scherzi.

3.  Non è per la prima volta che il signor Romano accusa la Polonia di avere “una sua parte di responsabilità nelle convulse trattative che precedettero la dichiarazione in 1939”. Mi sembra un’accusa alquanto singolare se si pensa che la conferenza di Monaco è stata un’iniziativa dell’Italia. È ovvio che nessun paese democratico può oggi essere responsabile di un passato di settanta anni fa. Che cosa significa allora questo ripetuto richiamo nei suoi scritti?

4. Esprimere la considerazione che Giovanni Paolo II parlando di due polmoni, ortodosso e cattolico, esprimeva una volontà imperiale è proprio indegno e non richiede commenti. L’approccio del pontefice era stato sempre quello di riconoscere le due realtà dell’Europa che possono convivere insieme in armonia. Basta ricordare che durante la sua vista a Auschwitz nel 1979 il papa polacco ha chiesto il pieno rispetto per il sacrificio dei soldati sovietici che avevano liberato il campo.

5.  Sembra che Sergio Romano sia realmente crollato sotto il peso della storia. Non viviamo più nell’Europa del 1939, né in quella del 1989. Concepire l’Europa del domani è uno sforzo difficile, ma necessario. Romano con i suoi testi non vi contribuisce.

Fonti: Comunicato stampa dell'Ambasciata della Repubblica di Polonia in Roma e Corriere della Sera