Addio a Giuseppe Pittiglio – amico della Polonia e dei Polacchi - Nasz Swiat
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N, czerwiec

Monte Cassino

 

Il giorno 6 aprile 2012, Venerdì Santo, si è spento all’età di 80 anni Giuseppe Pittiglio – grande amico della Polonia e dei polacchi. Il signor Giuseppe abitava in una casa nei pressi del Cimitero Militare polacco di Montecassino, costruita dai soldati del Gen. Anders dopo la fine della Guerra.
Questi soldati hanno avuto un posto speciale nel cuore di Giuseppe Pittiglio – li ricordava con grande affetto e nostalgia. Con un grande sorriso accoglieva anche pellegrini e visitatori che giungevano a Monte Cassino per porgere i saluti ai caduti sepolti nel più famoso sacrario polacco del mondo, del quale tra l’altro per tantissimi anni è stato un fedele custode.

La solenne Messa funebre si è svolta nel giorno della Santa Pasqua, 8 aprile 2012, presso la celebre Abbazia di Montecassino, nella Cappella di San Martino. All’ultimo saluto a Peppe Pittiglio ha sicuramente assistito anche la compagnia celeste dei soldati polacchi che hanno dato la vita della libertà della Polonia e dell’Italia. All’attenzione di molti amici e parenti che hanno partecipato alla cerimonia non è sfuggito un particolare: la luce che si posava sulla bara con le spoglie del defunto filtrava attraverso la vetrata decorata con simboli delle truppe del 2° Corpo Polacco.

I soldati Polacchi nei ricordi di Giuseppe Pittiglio
Il signor Giuseppe sempre molto volentieri raccontava i ricordi della presenza a  Cassino e nei dintorni dei soldati del Generale Anders.
Tante volte ho pensato che queste memorie conservate da una persona veramente modesta, da un semplice abitante di Montecassino, avessero un valore importantissimo per la nostra storia. Avrei desiderato tanto scriverle tutte, perché non andassero perse e perché rimanesse viva anche la memoria di questo grande, modesto uomo che ha sorvegliato per gran parte della sua vita il luogo di sepoltura dei nostri eroi.
Nella mia agenda ho segnato alcune domande che volevo tanto fare al signor Giuseppe durante un’intervista, fissata per un cosiddetto “domani” – ma questo domani non ci sarà più.

Vi riporto due ricordi di Giuseppe Pittiglio, che ha condiviso con me circa un anno fa,  durante uno dei nostri incontri:

“Gli anni 1944 e ’45 erano gli anni segnati da tanta povertà, fame e disperazione. A Cassino e nei dintorni dappertutto regnava la morte, anche dopo la fine della battaglia. Per dire il vero più persone sono morte di malaria e di fame dopo la fine della battaglia, che durante la battaglia dal fuoco delle parti in lotta.
Sia nella valle che nelle macerie di città Cassino le tramogge lasciate dalle bombe sono diventate serbatoi di zanzare che poi in breve tempo hanno diffuso la malaria tra gli abitanti. Non avevamo né medicinali né cibo. A dire il vero non avevamo proprio niente. Fortunatamente alla mia famiglia è stata assegnata una casetta, in parte distrutta, nei pressi dell’Abbazia di Montecassino, un luogo lontano dalla valle e dalla città dove regnava la morte. Ogni famiglia aveva a disposizione una stanza.
In quel periodo a Montecassino sono tornati i soldati polacchi per costruire un cimitero dove sarebbero state inumate le spoglie dei loro caduti. Inizialmente non sapevamo come comportarci nelle vicinanze del loro accampamento. Avevamo paura, perché per esempio i soldati britannici arrestavano chiunque indossasse un paio di scarpe militari o possedesse qualsiasi altra cosa di tipo militare e a loro non interessavano le nostre disperate condizioni di vita. Ben presto ci divenne chiaro che i Polacchi erano completamente diversi. Provavano compassione nei nostri confronti. Condividevano con noi il loro cibo e le medicine. Ai nostri bambini donavano cioccolato…”

Giuseppe Pittiglio raccontò anche questa immagine che gli è rimasta impressa:
“Vicino quella collina, dove oggi sorge il vostro carro armato – monumento ancora un anno dopo la fine della battaglia la gente andava in giro a cercare qualcosa di utile per la sopravvivenza. Si cercava nelle così dette postazioni il cibo in scatola e altri oggetti lasciati dai soldati. Alcune di queste persone non mostravano il minimo rispetto per i resti umani presenti nel campo di battaglia.
C’era perfino chi giocava con un teschio come una palla oppure lo metteva sopra un bastone. Un giorno i soldati polacchi hanno visto una scena di questo tipo. Hanno subito detto con parole severe che questo comportamento era inaccettabile, aggiungendo che anche  corpi dei nemici, cioè dei soldai tedeschi, meritavano una sepoltura cristiana”.

Uniti al dolore della famiglia di Giuseppe rinnoviamo le nostre più sentite condoglianze.
Krzysztof Piotrowski, Danuta Wojtaszczyk e Jan Benedykt Piotrowski

Le più sincere condoglianze porgono anche:
GRH 1. Samodzielna Kompania Commando di Swarzędz
(1ª Compagnia Indipendente Commando)
Stowarzyszenie “Pancerny Skorpion” di Opole
(Associazione “Scorpione Corazzato”)